martedì 30 dicembre 2008

mercoledì 24 dicembre 2008

Mai Più

Mai più un natale così.
Si proprio con la n minuscola.
Mai più un natale da passare aspettando la gente svogliata
e che si muove di malavoglia.
Mai più un natale con la sveglia biologica alle cinque di mattina
sudato e col cuore che balla.
Mai più un natale a ricevere telefonate cattive.
Mai più un natale a mascherare la tristezza.
Mai più un natale da crisi nel cervello.
Mai più un natale qui.
Non così.
Mai stato così conscio
di cosa potrebbe essere la vera felicità.
Mai saputo bene come ora,
cosa può voler dire essere sereni.
Mai avuto nella mano come ora
una cartina che mi indichi la strada giusta.
Mai come adesso
conoscere la via e non riuscire ad imboccarla.
Vederla,
buttarcisi sopra,
e vederla riapparire due metri più in la.
Mai così.

sabato 13 dicembre 2008

Il mio rifugio

Quando ho voglia di pensare, di stare tra me e me, visito la mia creazione più ambiziosa. Lo faccio ad occhi chiusi, od anche aperti, in situazioni di emergenza. E’ un rifugio. E’ una coperta.
Ogni volta il mio stargate è sulla collina ad est. Sono in piedi, sull’erba verdissima e uniforme. La collinetta è una dolce curvatura del terreno, e da li, fermo tra l’andirivieni di bonari passanti che sembrano non accorgersi di me, guardo in basso.
Adagiata sul fondo della collina c’è la mia cittadella. Più un antico borgo di pietra e sasso, che una vera città. Mura alte, ma poco minacciose, la proteggono dall’assalto delle intemperie e, all’occorrenza, estromettono i visitatori indesiderati.
C’è un intenso traffico di mercanti, contadini che vanno e vengono dai campi, donne con bambini al seguito, ragazze e ragazzi sorridenti e di bell’aspetto. La grande porta d’ingresso è spalancata e sotto un pallido sole si sta svolgendo una serena giornata tipica di questa cittadina.
Le case all’interno delle mura sono tutte proporzionate e tanto simili nel loro aspetto esteriore, quanto diverse e variegate al loro interno.
Ho dato ad ognuna delle persone importanti della mia vita una di queste case. Le ho messe loro a disposizione vuote, con tanti spazi da riempire delle loro cose, dei ricordi comuni e di quelli personali. Ognuno ha vissuto ed arredato la sua casa rispecchiando le proprie caratteristiche, il proprio pensiero, le abitudini, ed il rapporto instaurato con me.
Alcune sono piene d’oggetti, ogni scaffale contiene decine di cose, ed ognuna rimanda ad un ricordo, ad un’immagine della mia o della loro vita. Altre sono semivuote, con spazi da definire, con stanze ancora da assegnare alle varie occupazioni.
Quando la mia città, che vive e cresce in modo autonomo da me, stabilisce di assegnare un alloggio ad una persona che è entrata nella mia vita, fa trovare pronta una nuova casetta di pietra. Grandi finestre aperte fanno entrare il sole, che scalda il pavimento di legno, anche nelle giornate più fredde. La porta d’ingresso è aperta e vengono fatti trovare lì i bagagli del nuovo padrone di casa, ordinatamente imballati e pronti per essere aperti e sparpagliati per l’abitazione.
Spetta all’inquilino decidere se aprire o meno questi scatoloni, spetta a lui decidere se entrare o farseli venire a riprendere. Se poi decide di installarsi e metter su casa, allora tutte le opzioni sono disponibili. L’intonaco viene sostituito col marmo, il vetro diviene cristallo, i materiali grezzi lasciano il posto a preziosissimi e lussuosi ebani, tessuti, porcellane. Le stanze si ingrandiscono, si moltiplicano secondo l’utilizzo che se ne vuole fare, a seconda delle cose con cui le si vuole arredare. Tutto questo col crescere di un rapporto personale e confidenziale.
Case veramente ricche di arredi importanti non ce ne sono molte. Sono quelle più vissute, nelle quali c’è sempre un calore umano oltre a quello di un’abitazione in cui pulsa costantemente la vita dei proprietario.
Quando una persona decide di lasciare il proprio alloggio, questo si spegne, si svuota, diventa grigio, spoglio e freddo. Non viene mai riassegnato. Rimane chiuso, quasi sempre con la porta accostata, si da sempre un’opportunità di tornare a farlo rivivere. Alcune invece ora sono chiuse e sprangate, e all’ingresso della città le guardie sono attente a fermare il passo dei loro vecchi inquilini non più accolti dalla comunità.
Non sono io consciamente a prendere queste decisioni, periodicamente visito la città, spio da fuori qualche casetta e noto le differenze.
Il mio alloggio in città? Non c’è, perlomeno non uno preciso. Ciò che mi identifica è la grande porta d’ingresso alla città, l’unica cosa che posso comandare io. Viene sprangata e resa invulnerabile ogni qual volta voglio chiudere fuori da me la realtà e tutti. In quei momenti nessun inquilino può essere presente in casa, nessuno può visitare le vie e la collinetta che sovrasta il mio borgo è sgombra e spazzata dal vento.
L’unico edificio che ho fatto costruire io è una grande torre quadrata al centro della città. Svetta su tutte le altre costruzioni, ed è molto ampia di base. Ha funzione di ritrovo per la mia comunità. E’ costituita da un’unica altissima stanza che è sempre piena di persone che da lì possono comunicare con me, chiamarmi, farmi tornare a visitare la mia creatura.
Ora lascio la cittadella alla sua routine. Risalgo sulla collinetta e noto che comincia a fumare qualche comignolo. Chissà perché nessuno ha ancora pensato a mettere le lucine di Natale?

sabato 6 dicembre 2008

Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ognigiorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi nonrischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero subianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di unosbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davantiall'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sullavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire unsogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire aiconsigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chinon ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamentechi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa igiorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi nonfa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando glichiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivorichiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto direspirare.Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendidafelicità.
P. Neruda
(un grazie a Daniele)

Per tirarci un po' su!

giovedì 4 dicembre 2008

THE WINNER TAKES IT ALL

Non voglio parlare
Di quello che abbiamo passato
Sebbene mi ferisca
Adesso è storia
Ho giocato tutte le mie carte
Ed è quello che hai fatto anche tu.
Non c'è più niente da dire
Nessun asso da giocare ancora

Chi vince prende tutto
Chi perde si sente una nullità
Accanto alla vittoria
Questo è il suo destino

Ero tra le tue braccia
Pensando di appartenerti
Credevo avesse un senso
Costruirmi un recinto
Costruirmi una casa
Pensando di essere al sicuro
Ma sono stata una sciocca
A giocare rispettando le regole

Gli dei tirano i dadi
A mente fredda
Mentre c'è chi quaggiù
Perde qualcuno di molto caro
Chi vince prende tutto
Chi perde deve cadere
E' semplice e chiaro
Perché dovrei lamentarmi.

Ma dimmi, lei ti bacia
Come ero solita fare io?
Si sente la stessa cosa
Quando lei ti chiama per nome?
Da qualche parte nel profondo
Dovrai pur sentire che ti manco
Ma cosa posso dire
Le regole vanno rispettate

I giudici decideranno
Quelli come me sopportano
Gli spettatori dello show
Restano in platea a guardare
Il gioco continua
Amante o amicoTanto o poco
Chi vince prende tutto

Non voglio parlarne
Se questo ti rattrista
E posso capire
che tu sia venuto a stringermi la mano
ti chiedo scusase ti rattrista
vedermi così tesa e sfiduciata
ma vedi,
il vincitore prende tutto
il vincitore prende tutto..
The storm is coming but I don't mind.
People are dying, I close my blinds.
All that i know is I'm breathing now.
I want to change the world... instead I sleep.
I want to believe in more than you and me.
But all that I know is I'm breathing.
All i can do is keep breathing.
All we can do is keep breathing now.
All that I know is I'm breathing.
All I can do is keep breathing.
All we can do is keep breathing now.
All we can do is keep breathing
All we can do is keep breathing
All we can do is keep breathing
All we can do is keep breathing.
All we can do is keep breathing now

Lettera da un amico perduto

Ho stampato la tua lettera in tre copie ed ero qui in negozio che cominciavo a pulire gli scaffali. Si è spalancata la porta ed è entrato pian piano un colombo grassottello. Non è l'animale più pulito del mondo e devo dire la verità che mi ha fatto un po' impressione vederlo entrare spavaldo qui dentro. L'ho osservato. Lui ha osservato me. Mi guardava con quel petto orgoglioso in fuori. Poi d'un tratto è volato sul tavolo, ha preso tra il becco i tre fogli. Mi ha guardato felice: forse si sentiva una gazza. Con un frusciare di penne è uscito veloce come non pensavo fosse capace ed è volato via.
Un primo foglio cade qui in piazza. tra due signore intente a parlare fitto fitto. La più giovane sta raccontando all'altra le difficoltà della vita. Il marito che fa gli straordinari per prendere qualche soldo in più, i due figli che vanno a scuola e tra attività sportive ed altro son sempre più costosi, e poi lei che si deve far bastare i soldi e spesso rinuncia alla parrucchiera. La vita è dura, e con questa crisi non si sa veramente dove andremo a finire. Ormai l'Italia è terzo mondo... E forse si stava meglio quando si stava peggio... Beh comunque, cara amica, ora la giovane signora deve andare, la palestra sta aspettando. Tra due bacetti a venti centimetri di distanza dalle guance, è caduto il foglietto. La signora più giovane lo raccoglie da terra e, mentre l'altra si allontana, lo legge. Il pensiero cade alla settimana scorsa, quando la bambina dei signori che le abitano di sopra è stata portata d'urgenza all'ospedale. Ora sembra che ci debba rimanere a lungo. Vede rientrare i genitori sempre a tarda sera, dopo l'orario di visita. Hanno sempre sguardi spenti e non si scambiano parole. La signora sta pensando. E se capitasse ad uno dei miei figli? Sarei in grado di affrontare quel calvario? Ma è un pensiero veloce, la borsa della palestra pesa e le cose da fare sono tante! E poi lei ha già troppi problemi, troppe cifre da far quadrare, ognuno ha i suoi problemi!!!
Il secondo foglio è caduto a Fiumicino. Un bel viaggiatore il nostro colombo! C'è il picchetto delle hostess e piloti Alitalia. Franca, assistente di volo di trentasei anni ha appena rilasciato un'intervista ad un cronista. La gente non capisce proprio perchè loro protestino. I giornalisti poi... Era quasi sul punto di rispondere male! E quando le ha chiesto dello stipendio? Oh beh pareva si dovesse vergognare di dire che prende "duemilasettecentoeuronettiperportarequalchecaffèaipasseggeri". Robe da matti. Loro rischiano il posto di lavoro e quei privilegiati di giornalisti ti fanno le pulci sulla busta paga. Lei ha un figlio da mantenere santo cielo, e se perde il lavoro come fa? E se invece lo mantiene ma deve rinunciare al suo contratto? Questi sono i problemi della vita! E pensare che certa gente si lamenta perché la pasta è aumentata di prezzo!E questo cos'è? Ah si vede che i sindacati hanno organizzato un volantinaggio aereo! Ah no, non riguarda la loro protesta.Franca legge la letterina. Franca comincia un po' a vergognarsi.Franca si gira intorno e vede decine di colleghi che parlottano in gruppetti e si galvanizzano a vicendaPrende dalla borsa il suo cellulare. Chiama a casa. Risponde il figlio, Andrea di 13 anni. "mamma come va li a Fiumicino?", "tutto bene tesoro, volevo dirti che sto tornando a casa", "hanno accettato quello che chiedete?", "non lo so, ma io me ne torno a casa e magari facciamo qualcosa di bello io e te oggi, ti va?", "ma non stai li a fare protesta?""No amore mio, i problemi sono altri!"
Il terzo foglio è caduto in mano ad un ragazzo. Un ragazzo molto triste perché la sua ragazza l'ha mollato. E' da giorni che non pensa ad altro, non riesce a studiare, non riesce a uscire con gli amici. Passa tutto il giorno a pensare al suo cuoricino ferito. L'amore è così straziante? Come farà adesso ad innamorarsi di un'altra persona? Lì seduto al parco, col cane che gli annusa le scarpe si sente un uomo senza senso, senza obiettivi. Gli cade il foglio di fianco. Lo prende e lo legge, è così intonso che non può essere una pubblicità.Ragazzi e ragazze, uomini, padri di famiglia, donne single e mamme felici. Tutta gente che prende il poco tempo libero, sale su di un'ambulanza e ognuno con le sue competenze, ognuno col suo stipendietto, o con solo la sua voglia, fa quello che fa superman a metropolis. Si perché questa gente è talmente nell'ombra che non la si vede. Te ne accorgi solo quando arrivano trafelati al tuo portone, perché amico le cose non capitano solo agli altri. Te ne accorgi solo in quel momento, come i personaggi dei fumetti si accorgono dei supereroi solo quando li salvano dai malvagi. Il ragazzo sente scendergli la neve addosso. Sente il freddo che traspare dalla lettera. Sente le difficoltà, sente la notte che accompagna i nostri amici nelle loro corse frenetiche, sente il ghiaccio sulle braccia che circonda il nostro amico quando bussa ad una porta e si rivolge ai parenti del malato con un sorriso.Ha freddo ora. Deve riscaldarsi. Ma il suo non è il desiderio di ripararsi nel calduccio del suo letto. La sua è voglia di correre, correre e scaldare i muscoli, correre a fare qualcosa. Non si può star li con le mani in mano. C'è gente che coi problemi ci lavora. C'è molto dolore nel mondo, ma...c'è anche molto cuore, molto bene nel mondo,ed è per questo che va ancora avanti!