Non riesco mai, in nessuna fase della mia vita, ad avere una visione complessiva dello stato delle cose. A seconda delle problematiche che mi trovo ad affrontare, analizzo solo uno spicchio dell'orizzonte. In questo modo le mie sensazioni, i progetti che immagino, e persino le mie aspirazioni, risentono di questa mancanza di prospettiva. Il risultato di tutto ciò è ovviamente l'errore; ed io continuo a commetterne.
Mi sono trovato spesso a commiserare me stesso per tutte le tempeste che ho dovute subire a capo chino. Ho spesso avuto la sensazione di urtare pesantemente contro il fondo di una esistenza continuamente abbattuta a forza di fallimenti. Lungi dal sentirmi una vittima inerme di un fato spregevole, o più comunemente uno sfigato, mi sono chiesto numerose volte in cosa ho sbagliato. Quasi sempre ho trovato una risposta, ed ora, dopo aver scoperto che si trova sempre un fondo più basso del precedente, ho provato a cambiar domanda. Anzichè chiedere dove sbaglio, provo a chiedermi perché continuo a sbagliare.
La risposta è ovviamente la frase con cui ho esordito in questo post: non vedo e non valuto mai la mia vita da un punto di vista complessivo. Sono impulsivo, avventato, limito al minimo l'analisi, sicuro che le mie sensazioni bastino a farmi un quadro completo. E, da una analisi parziale dei problemi, traggo una soluzione che, per forza di cose, ha molte probabilità di non essere quella giusta.
Chi legge questo blog forse pensa che io sia un ragazzo abituato ad analizzare i propri sentimenti, che riflette e scrive molto di cosa prova e di tutto quello che gli accade. La realtà è che io provo una sensazione, la vedo in me, la faccio materiale, la descrivo, so da dove parto e di getto vado avanti, senza sapere dove andrò a parare. Qui sono stato sincero come mai lo sono stato nella mia vita, qui c'è veramente la mia anima messa a nudo.
Ho decisamente bisogno di ponderare maggiormente le decisioni che prenderò in futuro e, alla luce di questo, ho la pressante necessità di capire come posso limitare la mia esuberante impulsività.
A questo punto ci si chiederà il perché di questo ragionamento e qual'è magari la connessione tra questo e l'immagine proposta, e magari anche il titolo del post. Molto semplice: la luce solare nel Pantheon illumina in sequenza solo piccole porzioni dell'opera, a seconda dell'inclinazione della Terra rispetto al Sole. Io mi immagino al centro del grande salone, e arredo mentalmente tutte le nicchie della struttura con le varie situazioni che compongono la mia vita. Mi trovo quindi a vedere illuminate di volta in volta solo piccole porzioni. Ogni giorno si ripete questo rituale, ed ogni anno il percorso della luce completa un ghirigoro sempre uguale.
Messaggio:
Oggi per un momento si è riproposta una questione che varie volte si è affacciata nella mia vita.
Col tuo aiuto però, stavolta ho annullato la pesante cupola del Pantheon.
E ovviamente la luce ha affollato completamente la sala.
Un momento di lucidità sul passato c'è stata.
Hai ragione: ho proprio sbagliato.
Chiedo scusa a te, e a me, per l'occasione che ho ancora una volta mancato.
Periodicamente, quindi, ho dedicato le mie attenzioni agli altri e ai miei bisogni in maniera diversa, a seconda della porzione della vita che stavo prendendo in considerazione. Ora la situazione è particolare, come in un cubo di Rubik risolto, tutti gli ambiti della mia esistenza richiedono la medesima cosa: stabilità. Ho bisogno forse di poco, ma che sia certo. Ho bisogno di cose difficili da ottenere. Mai come ora sono difficili, e mai come ora io ne ho bisogno. E' lo scherzo del destino, che pare con me si diverta negli ultimi anni.
Devo dire che in parte giustifico la mia miopia. Ne ho passate veramente tante: alcune per colpa mia, altre per circostanze esterne, altre ancora per la concomitanza di mie scelte non adeguate ad una situazione sfavorevole. Un po' di botte mi hanno fatto brancolare qua e la, continuo ad andare a sbattere. Sono stanco di farmi male, ma è veramente difficile, con la testa che mi gira così tanto e con la forza che è venuta meno, fermarmi a valutare e ponderare.
Così:
La vita va sempre avanti, scelte se ne devono fare di continuo ogni giorno, ed io devo correggere in corsa il mio cammino. Il sudore della fatica che sto facendo è entrato negli occhi. Bruciano e devo tenerli chiusi stretti stretti. Non riesco ad avere sollievo prima di urtare contro un muro o sentire una porta serrarsi violentemente alle spalle.
Per questo desidero tanto addormentarmi.
So che non lo posso fare, che sarebbe egoista, che sarebbe più di un delitto. Ma gli occhi bruciano così forte ed io non vedo dove sto andando. Ho paura di farmi ancora più del male la prossima volta che sbatterò contro qualcosa.
Questa immagine mi fa piangere. Non riesco a concepire che sia accaduto proprio a me di scivolare in questa situazione. Io mi amo, ho stima di me stesso, non riesco a sopportare di continuare a vedere spegnersi la luce e il calore che mi ha sempre contraddistinto.
Spero che le mie lacrime leniscano il bruciore, spero di poter riaprire gli occhi e vedere che non sono al buio. Spero che la luce illumini tutto, in modo da prendere una decisione una, ma che sia quella giusta.

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