mercoledì 14 settembre 2011

INPUT




Nel corso di questa lunga narrazione, da quando ho cominciato ad esternare per iscritto qualche pensiero, e a pubblicarlo in questo blog, sono stati molti e svariati gli stati d'animo che ho descritto. Per la maggior parte, il processo di scrittura è scaturito spontaneamente, magari ispirato da una parola, da una canzone, da una frase di un conoscente. Ho quasi sempre associato un'immagine all'idea che volevo esprimere, o al racconto che volevo fare.
Ultimamente i miei interventi sono stati sporadici. Mi sono chiesto il perché. Forse non ho più come prima il computer sottomano? Meno tempo? Mancanza di interesse?

Credo di avere la risposta giusta: non ho scritto perché non avevo nulla da dire. Semplice, no? Nell'ultimo anno non ho pensato, non ho riflettuto, non mi sono quasi mai guardato dentro.
Si potrebbe ipotizzare, dato il tono triste di alcuni post, che io semplicemente fossi più sereno, e che quindi non avessi lo stimolo a sfogare la rabbia che avevo fino a poco tempo fa. Accetto anche questo punto di vista.
Cosa mi spinge oggi a ritornare? Il tempo, il pensiero, l'input di un amico.
Come al solito quando parto a scrivere non ho un'idea precisa di dove andrò a parare, e la traccia si delinea con il dispiegamento del mio pensiero, che segue logiche algoritmiche tutte sue.

IL TEMPO – IL PENSIERO - Sono a casa. Mando curricula per cambiare lavoro e posso permettermi di star qui a scrivere. Anzi, forse aiuta a farmi un'idea 'a tutto tondo' sulla realtà che sto vivendo. Se stai facendo un'azione, non puoi contemporaneamente osservarti mentre la compi. Un po' come un attore che mentre è in scena non può certo valutare la propria capacità di trasmettere un'emozione. Un po' come i pesci, che non vedono il mare...

L'INPUT – S. ieri mi ha preso una mano. Eravamo davanti ad una porta aperta che dava su di una stanza completamente buia. Come attraversare quell'oscurità? Chi si avventurerebbe a tastoni per cercare di oltrepassarla o di illuminarla in qualche maniera?
Poi mi sono reso conto che quella stanza non è altro che un passaggio obbligato in questo momento della mia vita, non posso tentennare, il pavimento mi fa già scorrere dentro il buio.
L'oscurità non è terrore, non è tristezza, non è difficoltà, è semplicemente buio, un'incognita. E' stato prendere la consapevolezza di entrare in un periodo in cui le possibilità, le strade da percorrere, gli ostacoli, non sono visibili. Posso illuminare questa strada col mio impegno, con la mia intelligenza, e col concorso di altri fattori, ma al momento l'ingresso è dei più neri.

Grazie ad S. e ad I. ho aperto un po' gli occhi ed ho trovato persone pronte a prendermi per mano, anzi, che mi hanno preso le mani e vogliono farsi strada con me. Spero che la determinazione, che devo riuscire a far mia, consenta di spazzare via questo buio e di prendere la porta migliore per il mio futuro, senza che nessuno mi strattoni per non farmi inciampare.

Già altre volte mi sono trovato in situazioni di difficoltà, a dire il vero ben più gravi di questa, nelle quali il buio era addirittura rifugio delle trappole più pericolose e laceranti. Già altre volte sono venuto qui a ringraziare col cuore in gola chi mi tendeva una mano. E questo non è dimenticato.
Anche se ora non sento la mano di A.(F:F:) nella mia, so che è ancora qui vicino a me, magari un passo indietro o uno avanti, ma alza anche lui le braccia a tastare l'oscurità per non farmi andare a sbattere.
E poi ci sono altri, soprattutto D. che merita un sorriso, visti tutti quelli che mi fa fare.
Il cielo sarà anche coperto, la stanza sarà anche buia, ma io qui ho tutti quelli che mi servono per aspettare il sole.
Grazie amici, vi voglio veramente bene.

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