sabato 6 marzo 2010

Classe dirigente?


Io mi chiedo: che senso ha nel nostro Paese dibattere di politica? O meglio: che utilità può avere ancora lo scontro politico, o la stessa dialettica che dallo scenario romano si propaga alle realtà più piccole? Si può amare la discussione su determinate materie, su aspetti dell'economia, o sugli approcci migliori per risolvere problemi annosi, ma sicuramente al di fuori dello schema politico, o meglio partitico esistente.
Il nostro Paese è strozzato storicamente da problemi di cui si continua a discutere, su cui si fanno noiosissime puntate di scadenti talk shows, sui quali si incentrano dibattiti parlamentari e conferenze di cui non rimane nulla. Una marea di chiacchiere, incanalate in centinaia di infruttuosi rivoli. Una sconfortante situazione che stagna a causa del più grande dei nostri problemi: la classe dirigente.
Quante volte si sente dire che i nostri parlamentari prendono stipendi esorbitanti? Quante volte si usa il verbo "mangiare" in relazione alle attività dei nostri amministratori? Anche queste sono chiacchiere inutili. Il problema non è che chi sta al vertice possa o meno approfittarsi della situazione. E' una questione sicuramente secondaria rispetto a quella che viene in primo piano: c'è una classe dirigente che non sa prendere decisioni, che non ha iniziativa, che non si assume la responsabilità di scelte importanti, che non sa guidare un Paese. A volte mi stupisco di quanto spazio venga dato nel pubblico dibattito alle questioni di cui si occupa la nostra politica. Di cosa si parla nei nostri tg? Di cosa leggiamo sui nostri quotidiani? In questi giorni si legge di: par condicio, liste ammesse o escluse alle elezioni regionali, di decreti ad hoc. Si parla dei problemi pratici a cui ha a che fare la nostra pletora di amministratori, nei vari atti e fatti preposti alla sua stessa esistenza. Solo perché siamo in campagna elettorale? Chi legge sa benissimo che questo è all'ordine del giorno nel nostro Paese e che sono pietanze presenti tutti i giorni sulle nostre tavole.
Sorrido dei vecchietti all'osteria che si scontrano dividendosi tra sinistra e destra, tra berlusconiani e ... non berlusconiani. Rifuggo alle filippiche anticomuniste, o antiberlusconiane dei più giovani. Ma che senso ha tutto questo? Non si dovrebbe parlare di sistemi di approvvigionamento energetico? Di politiche contro la dipendenza dal petrolio e dai paesi che lo estraggono? Di testamento biologico? Di rafforzamento delle infrastrutture per i trasporti?
No. La nostra nazione è divisa tra le ballerine dell'uno, e i naufraghi dell'altro. Ma andiamo in profondità e guardiamo al panorama politico. Pdl: un movimento baraccone che anzichè portare avanti istanze liberiste e liberali, si limita a tenere una facciata rasserenante. Quel che di buono viene proposto da qualche esponente, viene puntulamente smentito da un altro e comunque alla fine soccombe nel calderone del compromesso di partito o di governo. E lasciamo stare lo strapotere del leader, perché se non ci fosse quello, non ci sarebbe nemmeno il movimento politico. Pd: un'accozzaglia di tutti quelli che ci stanno, a fare cosa non sanno. Un eterno parapiglia, un continuo attorcigliarsi in se stesso per arrivare ad avere una posizione comune, figuriamoci una proposta. Un deserto di idee, senza un lumicino di entusiasmo, di voglia di cambiare le cose. L'ennesima promessa mancata. Udc: il partito di quello che non ci stava a farsi inghiottire dal bipolarismo, di quelli che "devo avere il mio orticello", conservatoristi del proprio potere, magari poco, ma proprio. Idee? Mmm... il quoziente familiare! Bella scoperta! Lo vogliono tutti, ma nessuno lo fa. I radicali: un contenuto di buone idee, qualche buona posizione, poche vere proposte, ma nessun contenitore, nessuna speranza, nessuna capacità di venir fuori. La sinistra radicale: non pervenuta. Ed ora veniamo al bello. L'Italia dei Valori: il peggio della politica degli interessi personali, della inesistente capacità di governo. Un partito, quello si, ad uso e consumo del suo leader. Uno che se non ci fosse Berlusconi, sarebbe di destra. Uno che non ha idee proprie. Uno che sta dove non stanno gli altri. La parola d'ordine è coprire le zone di elettorato non coperto dagli altri, fino all'assurdo di sostenere le lotte dei superprivilegiati Alitalia, davanti allo stupore di tutti. Notizia del giorno: richiesta di impeachment per Napolitano che, poveretto, ha firmato il decreto assolvi-pastrocchio del governo. Urla più forte degli altri, sostiene l'insostenibile per essere in primo piano. E se gli dessimo in mano il governo? Quale sarebbe la sua politica? Boh...
Povera Italia.

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