Sono steso, quasi rannicchiato sul mio giaciglio. Stringo un liso cuscinone verde. Da sotto sento il freddo provenire dal pavimento di marmo, da sopra il caldo secco e sibilante del convettore. Gli occhi sono chiusi e aspetto di potermi perdere nel sonno per un ora. I pensieri ora si accavallano nella testa, i problemi, le preoccupazioni si, ma anche il libro che sto leggendo, le mie fantasie, le storie che racconto al bambino fragile e capriccioso che vive guardando la sua cittadella.
Scivolo, sprofondo, entro al di sotto dei miei occhi, ed un muro si materializza tra me e tutto ciò che esisteva prima. E' come un viaggio avventuroso. Quale tempo è speso meglio di quello che impegna un viaggio? Non so che accadrà, non immagino nemmeno chi potrei incontrare, ciò che potrei vedere o sentire. Eppure quel brivido, quell'emozione c'è. Sta magari al di sotto di una coltre di neve spessa, ma lo sento squisitamente piacevole, come potrei pregustare la proiezione di un film girato solo per me.
Il tempo pare fermarsi, poi accelerare, dilatandosi. I colori sono vivide macchie ballerine che mescolandosi aggregano forme con significati ben conosciuti. Una superba regia da sregolato, pazzo demiurgo. Un dio minore che nemmeno so dove possa albergare. Costui evidentemente dispone di enormi risorse e fantasia per riuscire ogni volta a stupire gli stessi artigiani e testimoni che dipingono le sue scenografie.
E se faccio questa considerazione forse è perché il film sta già finendo ed io sto risalendo, il muro sta evaporando. C'è un "no" nella mia testa, ma questo ha la vita di un solo istante prima che... hanno bussato alla porta! chi può essere?
Ah no, solo un tonfo degli inquilini del piano superiore. Strano come tornare alla vita sia così naturale. Alle volte è come uscire da un cumulo di materassi affastellati. Oggi invece è una scrollatina di spalle. Mi spazzolo il maglione, mi rialzo. Tutto il film è già dimenticato. Pare che le sceneggiature migliori vengano bruciate e disperse nell'aria, come si fa coi pensierini dei bambini in chiesa.
Ho bisogno di calore, di vedere qualcuno, di stare tra la gente. Esco nella neve. Il freddo mi prende subito alle caviglie e mi soffia sul viso. Attraverso la strada, la scusa è quella di prendere un caffè, lo scopo vero è quello di sentirmi parte di qualcosa, circondato da sconosciuti, ma al calore della compagnia di altri. Quanto prezioso sarebbe ora il sorriso di un amico? La mano dell'amante? Forse non è questo il momento, il mondo sta andando avanti col suo stanco movimento e non si può avere quel che voglio. E allora entro nel bar. Mi conoscono. La scorbutica al bancone mi chiede se prendo il solito caffè. Le sorrido, tutto sommato sarò anche l'ennesima comparsa nella sua giornata, ma ora che mi siedo al caldo posso con calma rientrare nella parte da protagonista che spetta anche a me in questa storiella da poco, che è la vita.
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E' come un viaggio avventuroso. Quale tempo è speso meglio di quello che impegna un viaggio? Non so che accadrà, non immagino nemmeno chi potrei incontrare, ciò che potrei vedere o sentire. Eppure quel brivido, quell'emozione c'è.
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