sabato 24 ottobre 2009

SENTIRE, SCIVOLARE VIA...


Si conoscono spesso persone nuove. La maggior parte di queste fa una semplice comparsata nella nostra vita. Altre volte invece capita di incontrare qualcuno che senti veramente affine, di cui vorresti approfondire la conoscenza. Una persona a cui magari pensi prima di addormentarti. Magari non un amore, ma un essere a cui vuoi stare vicino, e dal quale soprattutto vuoi essere cercato.
Non sono un essere solitario. La cosa più bella in un'amicizia è la condivisione, di momenti, di esperienze, di sguardi, di coccole. E' questa una cosa che scalda a lungo il cuore, che fa sorridere. Le prime chiacchierate, le prime uscite, i primi momenti con una persona che senti vicina, sono così densi e palpabili che non vorresti avessero termine. La cerchi quando sei lontano, ti torna spesso alla mente e ti domandi se anche tu sei nei suoi pensieri.
Dopo poco però nasce la paura. Il timore che anche quella, alla fine, sia una comparsata. E spesso è pure vero. E' come quando prendi in mano la sabbia: per quanto stringi le dita, senti i granelli scivolare via da sotto. Vorresti trattenerla, ma che puoi fare? Forse non sei stato sufficientemente brillante, forse non l'hai colpita come pensavi, forse avrà conosciuto altre persone... O forse non era così affine.
Credo che la cosa da fare sia essere se stessi, i migliori se stessi che si può essere. Se il continuo incontrarsi e scontrarsi della vita, ci regalerà dei compagni di strada, non saremo mai persone sole, godremo della presenza dei veri amici, e non dei semplici conoscenti. Tratteniamo i granelli giusto il tempo necessario a guardare nell'intimo della persona che ci interessa. Se è una giusta, sicuramente farà la stessa cosa.

giovedì 22 ottobre 2009

SUAVIUM


C'è qualcosa di più bello del bacio tra due amanti? Molti risponderanno l'amplesso, l'orgasmo e i momenti che lo precedono. Forse però questi non si soffermano sulla magia che esiste nelle nostre labbra, sul vero significato di un bacio. Dal più casto, al più appassionato.

Siamo singoli individui che passano la loro giornata tra studio, lavoro e relazioni sociali difficili, laboriose, spesso poco piacevoli. Viviamo tra amici con cui uscire la sera. Tutto il giorno le nostre bocche pronunciano parole, sorridono, seducono. Noi inconsapevolmente riduciamo il centro di noi stessi, la sede della nostra anima tra occhi e bocca e concentriamo nel linguaggio parlato il 99% della nostra comunicazione. Non comunichiamo più a gesti, a smorfie, con piccoli spostamenti dei muscoli facciali. Viene più comodo parlare.

E così quale parte di noi offriamo alla persona che ci sta attirando in una sempre meno resistibile spirale di attrazione e passione? La bocca. Avviciniamo la bocca alla sua già dischiusa, fremente del desiderio di sentire il gusto della nostra essenza, della nostra anima. Priviamo di quella parte di noi la sua normale funzione e ci abbandoniamo a cercare la morbidezza delle sue carni, l'umido del suo palato, la consistenza della lingua. Avviciniamo le teste, vogliamo compenetrarci e questo desiderio non finisce mai.

Abbasso quelli che danno bacetti a stampo!!!

mercoledì 21 ottobre 2009

SIX FEET UNDER


Nella fiction cinematografica ci fanno vedere i vivi che ricevono spendide apparizioni di persone morte, magari di loro cari, che li rassicurano, o danno loro addirittuta dei consigli. Forse nella finzione questo dovrebbe rappresentare ciò che in realtà succede a noi, ossia di pensare ogni tanto a quelli che non ci sono più. Noi ci domandiamo cosa ci direbbero, e il cinema, arte visiva, ce li fa invece apparire in carne ed ossa.
Quando noi li sognamo, che cosa accade? E' solo il nostro subconscio annoiato che crea un immagine di cui abbiamo bisogno? Oppure sono veramente i nostri cari che tornano a darci un bacio sulla fronte?
Sarebbe tanto bello credere a questa seconda possibilità. Una cosa però vorrei tanto. Vorrei che un giorno, camminando su di un sentiero in un bosco, mi venissero incontro quelle due - tre persone che mi mancano di più. Vorrei vederle felici e sorridenti. Vorrei tanto piangere nel vedere il loro sguardo d'amore su di me. Mi sentirei meno solo.
Ah... ci sono ancora tante cose che devo superare...

martedì 20 ottobre 2009

Predatore


Nascosto nel mio cubo, ti guardo da una fessura. Tu sei lontano e ti muovi sinuosamente. Incauta creatura, non conosci quanto vicino sia il pericolo. Io ti osservo sorridere, ti vedo e ti sento vivere nel tuo mondo, ma poi viene il tempo in cui io catturo la tua attenzione. Ancora non mi vedi, non mi senti, ma sei incuriosita, sei via via attratta da me. Sei la preda. Quasi te ne rendi conto, ma sei così ormai catturata dalla mia idea, che mi aspetti inerme, non vedi l'ora di conoscermi. Allontani chi ti sta vicino e ti isoli in mia attesa.


Allora, dopo un lungo respiro, il cubo si squarcia e io corro verso di te con la velocità di un fotone. Arrivo, ti tocco, hai solo un momento per renderti conto di come sono, apri la bocca ed io subito la bacio. Ti bacio così tanto, così appassionatamente, così profondamente che, uccidendoti, ti mangio.

mercoledì 14 ottobre 2009


Ci sono momenti come questo, nei quali entrerei nella mia città sotto la collina e sprangherei il grande portone d'ingresso. Questa volta non è per rimanere solo, non è per escludere tutti. Stavolta lo farei per chi ha veramente voglia di entrare, per chi ha veramente la necessità di visitare la propria casa, nella mia città. Lo farei per costringerli a bussare, a chiedere il permesso. Per far rendere conto che io non sono sempre aperto, non sono sempre disponibile ad ascoltare, ne' tantomeno a dire qualche cosa. Oggi ci sono amici che non si fanno sentire, offesi perché in questi giorni non sono presente, o perché mi sentono lontano. Altri se la prendono scioccamente perché forse ho detto una parola di troppo, ed immersi nei loro problemi l'hanno presa come un'offesa. Altri vanno e vengono ad intermittenza e non riesco a capire se su loro ci si può contare. Nulla da recriminare verso nessuno, se dovrò ammettere dei miei errori lo farò volentieri, ma ora il mio stato d'animo è questo: un portone chiuso.
Vorrei che bussaste, mi diceste due parole. Non vedrei l'ora di aprirvi ed abbracciarvi.

martedì 13 ottobre 2009

Linee di energia sul palcoscenico


Bellissimo il laboratorio che sto seguendo. Ieri: linee di energia. Lo sguardo e l'attenzione vengono guidati in un punto preciso dalla sola posizione dei corpi degli attori, anche fermi. Non servono parole e superi di gran lunga molte forme d'arte.

domenica 11 ottobre 2009

Una Cenerentola disarmata.


C'era una volta una ragazza di piacente aspetto, che come spesso accade, non riusciva a trovar marito. Aveva, si capisce, molti pretendenti, ma questi o non le piacevano o si rivelavano degli inetti squattrinati senza scrupoli, a caccia di una dote da sfruttare.
Ella non era ricca, ne' di nobile famiglia, ma il suo aspetto, i suoi modi, la sua intelligenza ed il suo buon cuore, ne facevano una fanciulla desiderabile e ottimo partito per una vita di condivisione e intimità. Poche volte si innamorò, e quando raggiunse l'età matura per un matrimonio di peso, serio e stabile, godette solamente delle attenzioni di alcuni cavalieri che a lei potevano dedicare solo parte del loro cuore, della loro attenzione. Cenerentola, così si chiamava la ragazza, cominciò a soffrire molto di questa situazione.
Un giorno decise di recarsi dalla Maga del villaggio per chiederle quale terribile difetto ella doveva per forza manifestare, per non riuscire a trovare la sua anima gemella. Questa fattucchiera, esperta più della vita degli uomini, che delle sacre arti magiche, le disse semplicemente che non era giunto ancora per lei il tempo di trovare marito, che non avrebbe dovuto accanirsi in una spasmodica ricerca dell'amato, e che non dimostrava avere nessun apparente grosso difetto. La tranquillizzò più che poté. All'uscita Cenerentola si girò indietro e disse: "Buona vecchina, io ti ringrazio per l'aiuto che mi hai dato, ma sento il cuore mio tanto pesante. Ho tanto amore da dare, e tutto ciò che vorrei è avere una persona su cui riversarlo, una persona che però ami solo me, che veda solo me con gli occhi dell'anima. Non voglio più dividere con altre il mio principe". Così dicendo se ne tornò a casa e decise fermamente che avrebbe comunque attuato i consigli della Maga. Così continuò la sua vita, nella maniera più serena che poteva, aiutando il prossimo, lavorando, e diventando una persona sempre di maggior valore. Non iniziò nessuna caccia, come le aveva consigliato la vecchina, ma non sentì venir meno il desiderio di poter possedere una persona che fosse sua per intero.
Un bel giorno di caldo agosto si affacciò nella sua vita un giovane cavaliere, che fu da subito ben disposto verso di lei. La corteggiò con galanti proposte e per un lungo periodo la andò a trovare di quando in quando. Il cavaliere commerciava con tanti villaggi lontani ed era spesso via per affari, o a far scorribande col suo nutrito gruppo di compagnoni. Cenerentola amava moltissimo i rari momenti che il cavaliere riusciva a concederle, ma era turbata da mille dubbi. Il cavaliere diceva di non avere nessuna altra dama da corteggiare, e lei gli credeva, ma si chiedeva se dividerlo con tutta quella sua vita nella quale lui era lontano, fosse come aveva già fatto in passato, ossia condividere un cavaliere con altre dame ed altri amori. Valeva la pena aspettare a godere dei pochi momenti di libertà del cavaliere, ed investire così il suo futuro e la sua giovinezza? O era meglio aspettare un partito che fosse più disponibile a passare il suo tempo con lei? Accontentarsi o puntare a maggiore felicità? E se alla fine volendo troppo, non le fosse rimasto nulla tra le mani? Si sentì disarmata, e presa dall'ansia si recò nuovamente dalla Maga del villaggio.
Questa le parlò con il cuore in mano, perchè le era molto affezionata. "Mia cara fanciulla, tu devi pesare i momenti che passi col tuo cavaliere, devi valutare se questi ti ripagano dei lunghi giorni nei quali rimani sola. Tu sei una ragazza tanto cara e preziosa, meriti molto. Se il tuo cavaliere si rende conto di questo, ti deve donare momenti così magici da valere oro puro. La tua beltà non sta svanendo, hai tempo di fare le tue valutazioni senza fretta. Incontra quanto puoi questo tuo cavaliere e godi il più possibile della sua presenza. Al contempo anche lui dovrà valutare cosa serba il suo cuore per te. Col tempo, se quel suo cuore esprimerà per te l'amore più puro, vedrai che le sue visite si faranno più frequenti e lascerà spesso sola, nelle osterie, la sua masnada di amici."
Cenerentola ringraziò e tornò alle sue faccende, col cuore un po' più leggero. Pensava infatti che qualsiasi persona avesse potuto incontrare nella vita, avrebbe comunque dovuto dividerne un qualche aspetto, non fosse altro che con l'occupazione che costui avesse per vivere. Quella sera stette alla finestra, appoggiata al balcone. Scrutava il cielo, e la via che conduceva alla sua casina. Aspettava il cavaliere, e decise che se fosse venuto, gli sarebbe corsa incontro e l'avrebbe stretto a sé il più a lungo possibile. Avrebbe goduto di tutto ciò che la vita, per quel giorno, poteva darle. E poi per i giorni successivi se ne sarebbe sempre potuta preoccupare l'indomani, no?

venerdì 9 ottobre 2009


Quella volta che il deserto era amico. Il cielo era terso. I granelli di sabbia finissima giocavano col vento a rotolare lentamente giù dalle dune. Le grandi montagne di sabbia ridevano tra loro di queste ridicole piccolissime pulci. Non si accorgevano queste tronfie entità, che con quell'impercettibile tintinnare, i granelli si facevano gioco di loro. Come una danza, come il lento fluire del fiume, le montagne si trovarono a darsi le spalle. E poi di nuovo a rivedersi. E poi di nuovo un altro giro. Da allora impararono ad avere rispetto e timore dei ridenti granelli, e capirono di essere semplici danzatrici, che si muovono al ritmo di una musica suonata da altri.