venerdì 27 marzo 2009

Le confidenze: metafora del bicchiere e della caraffa.

In un rapporto d'amicizia è normale scambiarsi confidenze. Un'amicizia intima e stretta non può sussistere senza questo reciproco scambio.
Io purtroppo al riguardo sono un po' chiuso, non amo parlare di me, non riesco ad aprirmi facilmente, anche nei confronti del prossimo più caro che ho. Se poi aggiungo che vivo gran parte della mia giornata nel perenne tentativo, riuscito, di distrarmi dal pensiero dei miei problemi, sicuramente il parlarne risulta l'ultima cosa che farei.
Forse per questo motivo sono diventato un buon ascoltatore. Sentire le persone a cui voglio bene è diventata una cosa abituale, che mi dà soddisfazione e che mi fa sentire utile per qualcuno. Ascolto, mi faccio un'idea, e se mi viene richiesto dico anche un parere. Mi accorgo che questa attività è utile, a me e a chi parla con me.
Le cose cambiano quando anziché parlarmi di problemi, di vicende, di dubbi, mi si parla solo per esprimere lamentele. Parlare dei propri problemi non è lamentarsi. Ci si apre all'amico, si condivide momentaneamente la visione di cose, di situazioni, e magari assieme si trova qualche buon spunto per risolvere, o quantomeno per aggirare alcuni ostacoli.

Lamentarsi è molto diverso. Non si focalizza lo sguardo sull'oggetto di un problema, ma sulla propria persona: si è la vittima inconsolabile dei terribili fatti del mondo, che inspiegabilmente si accaniscono su di noi.
Ecco io credo che questo sia sbagliato, ed ingiusto nei confronti di se stessi e della persona con la quale si parla. La realtà di tutti, di tutte le famiglie, di tutte le imprese, si è riempita di problemi, da semplici inconvenienti, a grandi drammi. Una persona non può dilaniarsi la vita solo a pensare alle proprie disgrazie, alle proprie mancanze ed ineguatezze. Siamo in tanti e lo sconforto dobbiamo cercare di limitarlo al massimo, proprio per lasciare spazio e accogliere quanto di buono ci può essere tra tutte le pieghe dei vestiti che ci ricoprono.

Nell'ultimo periodo mi è capitato di sentirmi saturo di queste confidenze limitate alle lamentele. Le confidenze in sè non hanno alcuna corporeità, nessun peso, mentre le lamentele sono fisicamente tangibili, hanno un loro peso specifico e occupano uno spazio. Pertanto mi è saltata alla mente la metafora del bicchiere e della caraffa. E' solo un mio pensiero, nulla di realmente prezioso per la cultura umana, però leggete e ditemi se condividete. La formulo a mo di teoria, ma ripeto, non è nulla di serio.

Metafora.

L'ascoltatore è come un bicchiere e colui che si confida è una caraffa.

Io sono un bicchiere. Voi siete delle caraffe.

Le caraffe sono ovviamente più o meno piene o vuote, ma i loro contenuti sono dei più vari. Quando una persona si confida, versa nel bicchiere sostanze eteree, di nessun peso, che non occupano spazio, non riempiono nemmeno il fondo del bicchiere, anzi, lo colorano e lo abbelliscono di splendidi riflessi ambrati.
Quando invece una persona versa lamentele, dalla caraffa scende un liquido in qualche modo vischioso, pesante, di colore omogeneo. Il bicchiere comincia a riempirsi. Devo dire che mi sono reso conto che il bicchiere ha una capacità veramente sorprendente. A volte possono passare mesi prima che si riempia. Ma poi succede inevitabilmente che si raggiunga il bordo, e come tutti sanno, se si continua a versare, traborda e ne nasce un bel pasticcio!
A volte anche se avverti le persone, queste non ti sentono, prese dalla foga delle loro lamentele, persi nel nero delle loro vite, magari grigie in confronto a quelle di altri che realmente non si capisce come vadano avanti, continuano a versare.
Non si rendono conto che bisognerebbe avere una misura. Se si lascia dritta per un po' la caraffa, il liquido che c'è nel bicchiere evaporerà, magari lentamente, ma il livello scenderà. Solo quando si nota che il livello è un po' sceso, si può riprendere a versare.
L'evaporazione è ovviamente un processo lento, ci vuol tempo, ma anch'essa dipende da un altro fattore: la temperatura. Ad una temperatura più alta, il liquido evapora rapidamente. Mano a mano che scende, l'evaporazione rallenta.
Ovviamente sto parlando della temperatura del rapporto, dell'amicizia nel caso concreto. Nell'ambito di una amicizia viva e salda, è normale che si riesca a digerire (evaporare) in fretta e quindi anche l'ascoltatore (bicchiere) può presto ricevere ancora. Se invece le persone si allontanano, la temperatura scende, e sarà sempre più difficile riprendere a versare in un bicchiere che non accenna a svuotarsi.

Attenzione: se la temperatura va sotto lo zero, il liquido ghiaccia, espande, ed il bicchiere va in frantumi... Se succede non ce ne saranno altri da riempire.

Morale della favola? Se vuoi continuare a versare, devi scaldare il rapporto. Ma prima di tutto devi renderti conto che stai continuando a versare in un bicchiere pieno. Se non vuoi scaldare il rapporto allora devi aspettare un bel pezzo prima di riprendere a versare. Tuttavia, la cosa preferibile, sarebbe cominciare a versare più parte di quelle sostanze colorate ed eteree, e meno parte di liquido vischioso. Se poi aggiungo che facendo in quest'ultima maniera, scaldi anche la temperatura...

Più di così non saprei come spiegare!

Ah visto che l'ho esposta come una teoria, dico anche dove questa è debole. Magari voi lettori potete aiutarmi. Non sono ancora riuscito a capire se il bicchiere è solo uno, o ce ne è uno per ogni caraffa.

Un bacione a tutti, anche al diretto interessato, per il quale voglio molto bene, sennò non farei tutti sti pensieri.

Vasco.

2 commenti:

fuyuki ha detto...

parto dal fondo: meraviglioso dedicare questo post a te stesso (oltre che ai lettori)..è davvero originale la metafora, perchè ci si accorge spesso che parlare con sconosciuti o semi-conosciuti dei propri problemi in genarale, solo per far polemice o lamentarsi dell'ingiustizia della vita, non mette di buon occhio perchè fa ci apparire come debosciati capaci solo di frignare e battere i piedi xk non va tutto come vorremmo noi..
non saprei dirti con sicurezza se dentro alla tua teoria con risvolti chimici, ci debbano essere 1 o più caraffe(se ci fosse un bicchiere per caraffa saresti un candidato al Nobel per la pace e la pazienza)..però a mio avviso non è fissa la grandezza del bicchiere. nella tua teoria, si fa un pò piccolo il ruolo del bicchiere, è semplicemente passivo. certo cambia colore e si arricchisce di confidenze e magari di velati consigli che può ricevere dalle caraffe amiche, però è immutabile: riceve liquido e resta fisso. secondo me invece anche lui varia, nella grandezza ad es perchè non sempre si è disposti ad ascoltare le pesanti lamentele di un amico vicino. stando al tuo ragionamento tutti gli amici più intimi, in qualche maniera, con il loro calore riescono a far sparire il peso delle lamentele, ma magari il bicchiere, col tempo e con l'usura, non riesce più a riscaldare il liquido nerastro come una volta, anche se il calore non manca..oppure ha cambiato materiale, e da vetro è diventato plastica, e con troppo calore il bicchiere di plastica si è sciolto...con ciò voglio dire che secondo me sono proprio gli amici più cari ai quali ogni tanto andrebbe detto:"STOP, smetti di riversare su di me tutte ste presunte sfortune e reagisci"..altrimenti il bicchiere è impassibile e non fa che sopportare e sopportare..

Anonimo ha detto...

Boh, io la vedo così. Nel mio bicchiere nessuno versa mai una goccia che io non voglia. Ho sete, bevo. Non bevo se non ho sete.