"Se raffigurassi ogni persona come un pianeta e descrivessi la sua vita con l'orbita che il pianeta compie ciclicamente,
alcune persone, quelle che chiamo amici, condividerebbero in realtà pezzi
interi della mia orbita"
Mi sono spesso soffermato a parlare degli amici,
dell'importanza fondamentale che ho dato ad alcune persone, ed anche
all'assoluta preminenza di ruolo che questo vincolo ha rivestito nella mia
vita, o almeno negli ultimi anni. Ho descritto le dinamiche vissute con le
persone amiche, l'aiuto che ho ricevuto nei momenti più duri, il sostegno che
ho cercato di fornire quando loro sicurezze venivano a mancare, ma soprattutto
la comunanza di vita, la condivisione di esperienze che, da sola, può fornire
il significato intero ad un'esistenza.
Spesso si sente dire che le vere amicizie si
riconoscono quando, anche a distanza di anni, ci si reincontra e si ritrova in
automatico quell'armoniosa affinità sospesa, e si passa quindi ad aggiornarsi
reciprocamente sull'andamento della vita. In passato, relativamente ad amicizie
di gioventù, mi sono sempre ritrovato in questa idea di elettiva comunanza che
ad ogni incontro rianima un rapporto tra due persone. Ora la penso
diversamente: questa immagine mi ricorda due compaesani che periodicamente si
ritrovano nella sala d'aspetto del proporio medico, si danno gran pacche di
spalle, si raccontano le proprie alternative fortune e si salutano
ripromettendosi una telefonata, una cena, un caffè che non avrà mai luogo. No,
non sono d'accordo.
In questo periodo sto riflettendo sulle cose che sono
veramente importanti per me, lo faccio per costruirmi un'idea di ciò che voglio
sia il mio futuro. Solo sulla base dei miei principi e delle mie capacità posso
pensare di darmi un progetto di vita. Così mi sono ritrovato a ragionare di
amicizia. E' senza dubbio il valore che riveste più importanza nella mia scala
ideale, su questo non sono riuscito a cambiare idea. Ribadisco anche
l'importanza che ha il condividere fatti, esperienze, azioni, con le persone
che accompagnano la mia esistenza, perché con queste cose creo un album dei
ricordi, un puzzle di tessere che compongono anche la mia figura, che
giustificano come sono e mi descrivono. Con questo non voglio dire che, per
considerare una persona "amica", la devo vedere o ci devo fare
qualcosa tot volte al mese o all'anno, non misuro il rapporto in ticchettii
dell'orologio, ma in pensieri, preoccupazioni, voglia di far vedere un luogo
che mi ha colpito, il desiderio di coinvolgere, cose che hanno un vero peso.
Credo che la mia attenzione verso il tema, e
l'importanza di cui lo rivesto mi abbiano fatto pensare ad un passaggio
ulteriore, ossia alla concezione di famiglia, ed al significato che voglio dare
a questa parola nella mia casa.
Nell'ultimo periodo ho avuto modo di osservare da
vicino un paio di situazioni familiari particolari, ne ho respirato i
meccanismi, ne ho persino condiviso le abitudini. Questa contaminazione ha
cambiato il mio modo di vedere alcune cose, e mentre prima ero consapevole di
condurre una vita da singolo, mi è stato fatto notare che in realtà assorbo e a
volte tendo a creare l'effetto (spero non l'illusione) di una famiglia. Ho
imparato sulla mia pelle, e constatato sulla pelle di altri che, il legame di
sangue non caratterizza lo stato di famiglia e viceversa. Ho scoperto una madre
lontana 9000 chilometri dal proprio figlio che non ha mai partorito, ma che ama
e accudisce più di una leonessa il suo piccolo. Ho conosciuto una nonna di
cittadinanza diversa dalla mia, che mi ha dato lezioni di vita come nemmeno il
più saggio dei tutori avrebbe potuto. Io stesso ho abbracciato la sfera, la
figlia, le abitudini di una ragazza stupenda con cui condivido il progetto
lavorativo più importante e che è entrata nella mia quotidianità come fosse una
sorella.
Non voglio confondere due concetti diversi come quello
di amicizia e di famiglia, ma posto che il mio progetto di vita comporta
certamente l'avere una famiglia, e non mi ritrovo nell'idea che questa sia
formata solo da mia madre, o che lo sia la persona con cui un giorno convivrò,
è normale che cerchi di crearmela circondandomi degli affetti importanti. Ho la
fortuna di potermi creare un focolaio attorno al quale riunire idealmente le
persone care. Vorrei proprio questo, una grande famiglia come quelle che
c’erano una volta, ma coi membri che siano legati tra loro da vincoli e
affinità ben più pesanti della genetica. Non vorrei crearla attorno a me, a mia
misura, ma bensì indipendente, coesa dall’obiettivo di far squadra contro le
avversità e per la realizzazione delle aspirazioni di ogni singolo.
Per riprendere la figura descritta all’inizio del
post, ho pensato anche a chi vedevo viaggiare accanto alla mia orbita ed ora si
trova a percorrere altre parti dell’universo. Sarebbe meraviglioso poter
parlare francamente e riavvicinare mondi che si sono allontanati. Una parte di
questo post è stata scritta per questo. Mi sento legato a persone che non vedo,
in particolare una con la quale eravamo veramente in famiglia ogni giorno della
settimana. Sono uno che difficilmente accetta l’allontanamento di una persona,
e non credo di averlo mai fatto per primo nei confronti di nessuno. Per questo
motivo fatico a non far rientrare nella mia “famiglia ideale” persone che negli
ultimi tempi hanno alzato barriere nei miei confronti, ma ho imparato con non
poche difficoltà, che non posso tenermi strette persone che vogliono vivere la propria
vita altrove, o che semplicemente, non vedono più in me qualcosa d’importante.
La cosa mi fa soffrire perché ciò va contro la mia natura, com’è contrario alle
leggi della fisica che un pianeta cambi repentinamente la sua orbita, ma ho
imparato che io non sono il sole, per cui la mia capacità di attrarre altri
corpi celesti è parziale, debole ed imperfetta.
Vorrei considerare famiglia le persone a cui penso
quando mangio qualcosa di buono e mi dico "devo farglielo assaggiare...",
le persone che vorrei vedessero i posti fantastici che ho visitato nell'ultimo
viaggio, le persone che invito nei giorni di festa.
E con una famiglia così, so
già che non si può non essere felici.
