
Sono una persona che raramente riesce a starsene in silenzio. In particolar modo non riesco a sopportare quelle situazioni nelle quali c'è qualcosa di non detto, in cui c'è magari tensione, ci sono state provocazioni, ma non a tutte è stato risposto. Non riesco nemmeno a star zitto per molto tempo quando c'è stata una discussione e per un po' non si parla. Sono sempre io che interrompo il silenzio, che faccio la prima mossa per riappacificare, o per infiammare di nuovo la polemica, tutto pur di non provare a resistere al vuoto di comunicazione.
E naturalmente, anche in questo, spesso sbaglio. Me ne rendo sempre più conto negli ultimi tempi. Se continuo a lamentarmi quando credo di non essere trattato giustamente, se continuo a cercare gente che sparisce, se continuo a bussare ad una porta chiusa il giorno prima, cosa riesco a ricavarne? Fino a poco fa ha sempre prevalso il mio lato impulsivo: sento di doverlo fare e lo faccio, non importa il risultato, se ho questa spinta, sarà universalmente giusto farlo. Così ho sempre evitato di valutare caso per caso quel che fosse conveniente fare, quello che veramente sarebbero potuti essere i risultati. Alcune volte ha funzionato, altre no. Sono intervenuto, ad esempio, per togliere il silenzio tra due amici, e come risultato ho ottenuto di essere escluso pure io. Ho cercato chi non si faceva sentire e mi hanno attribuito intenzioni e pulsioni a me estranee. Mi spendo a cercare un dialogo con qualcuno e quello che appare è che mendichi attenzioni.
No, le cose non possono continuare. Non ha senso sbattere la testa, quando la si può invece usare per distinguere le situazioni, valutare le conseguenze delle mie azioni.
Ci sono persone che hanno una sensibilità sufficiente per fare autocritica, o per comprendere quando è il caso di guardare la situazione da un'angolazione differente. E ci sono persone che questa sensibilità non ce l'hanno.
Ci sono persone che amano il contatto, che quando si sentono cercate apprezzano e cercano a loro volta. E ci sono persone che invece quando si vedono cercate ti svalutano in un sol colpo.
Ci sono persone che sanno di essere preziose, ed usano questa loro qualità per abbracciare. E ci sono persone che si credono su di un altro piano e pretendono che si mendichi il loro tempo, che non ti danno la loro disponibilità fino a quando non capiscono che non hanno di meglio da fare.
E' stato uno sbaglio non valutare queste differenze. Le persone non sono tutte uguali, e vanno trattate in maniera diversa, in momenti e situazioni diverse.
Non sempre quindi la comunicazione è la scelta migliore. Credevo fermamente che dire sempre quel che penso, anche quando non mi è richiesto, fosse sempre la strada migliore. Meglio cambiare rotta. Devo cercare di vincere la mia impulsività.
Devo tacere con chi non mi tratta nella giusta maniera, quando penso che risponderebbe "io sono così, è andata così, non vedo il problema".
Devo tacere con chi non si fa sentire, se capisco che non sono più una priorità.
Devo tacere con chi fa pesare troppo la sua presenza, e questo lo devo fare sempre e comunque.
Tutto questo tenendo presente però che, è un vero stolto quello che non fa mai la prima mossa per paura di risultare debole. Chi fa la prima mossa, a volte, è il vincente.
E' comunque arrivato il momento di chiudere il portone della città. Del resto il campanello l'hanno messo apposta per capire se c'è qualcono che vuole farsela aprire.
Non sarà facile, perché le parole mi si accalcano in gola.